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13 Maggio 2020 Federico Scarioni Commenti disabilitati su Un viaggio nella mia biblioteca durante il corona virus

Un viaggio nella mia biblioteca durante il corona virus

Nel periodo pandemico ho guardato la mia biblioteca e osservato i libri letti e quelli non ancora letti. Ne ho presi in mano alcuni e ho inalato il sapore dei ricordi. Sono riemerse le forme, i momenti, i minuti, i luoghi e le ombre dei luoghi e delle sensazioni di quelle letture. Vorrei condurre i miei lettori in questo viaggio …

 

Re Lear, William Shakespeare

Avevamo scelto lui, Kaos, come destinatario dell’affetto tra uomo e cane da lì ai prossimi anni, scelto in un incrocio di sguardi in un canile. Ci ha messo un po’ ad abituarsi a noi, nuovi “padroni”, aveva paura perché probabilmente era stato malmenato dai precedenti. Allora, per il primo periodo, cercavo di fargli compagnia, stando con lui accanto alla cuccia che aveva sede nella legnaia di mio padre. È lì, con Kaos accolto tra le mie gambe, che ho letto il Re Lear di William Shakespeare. Fu una rivelazione, capii che la scrittura poteva raggiungere livelli sublimi di luce.

 

Il giovane Holden, J. D. Salinger

I dolori del giovane Werther, Johann Wolfgang von Goethe

Li metto insieme perché sono due passaggi obbligati nella letteratura dell’animo tormentato giovanile. Ricordo le letture nel giardino della mia famiglia, in una stasi temporale estiva, appena terminato il periodo scolastico.

 

Il crepuscolo degli idoli, Friedrich Nietzsche

Parco comunale di Legnano (Mi). Avevo “bigiato” la scuola durante l’ultimo anno. Volevo fare l’università ma non avevo ancora ben chiaro il mio percorso. Mi sedetti sulla panchina, di fronte al laghetto, attorniato dalle anatre che emergevano dall’acqua per cercare qualche briciola di pane e io che, circospetto, mi guardavo intorno con la paura di essere visto da qualche professore. Divorai il volume dimenticandomi di tutto. Mi alzai da quella panchina con una decisione, mi sarei iscritto alla facoltà di Filosofia.

 

Il conto dell’ultima cena, Andrea G. Pinketts

Trattoir, Milano. Nel bancone chiassoso del locale conosco Andrea con la “G” di genio, mi dice che ho addosso una bella giacca di velluto, era verde e l’avevo comprata per venti mila lire alla fiera di Senigallia, darsena dei navigli. Lo osservo per ore, è la prima volta che incontro uno scrittore ed è esattamente il modello di scrittore che avrei voluto conoscere, nella sua maledizione. Prendo quel libro, lo leggo violentemente. Capisco che anch’io devo scrivere.

 


Rabbia, Chuck Palahniuk

Inverno, in casa solo nella mia cameretta, nella casa di famiglia. Forse fuori nevica, non ricordo. Ricordo che leggendo mi sono sentito trasportato dall’altro lato del paese, su una strada buia dove passava una macchina con a terra del ghiaccio bagnato, mi riprendo di colpo e mi accorgo di essere seduto sul mio letto. È la prima volta che viaggio fisicamente e mentalmente attraverso un libro.

 


Da dove sto chiamando, Raymond Carver

Questo lo leggo a spezzoni, a tratti, secchi, brevi, come brevi e secchi sono i racconti contenuti e le parole, tagliate a fette. Quindi lo leggo in soggiorno, in auto, sugli scogli, ecc. ecc. Insomma, Carver è ovunque.

 

Le mille luci di New York, Jay McInerney

Paura e disgusto a Las Vegas, Hunter Stockton Thompson

Il sole cocente della Puglia, mi sbattono addosso queste storie allucinate che vivono di sole e pazzia. Imparo ad apprendere la scrittura come qualcosa di veloce, istintivo, vorace e che ti divora, dalla testa ai piedi, senza lasciar spazio alle parole meditate.

 

Mi fermo qui, anche se di storie e di libri ce ne sarebbero da raccontare. Un saluto, amici lettori, spero che questo viaggio vi abbia divertito e incuriosito.

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